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Dall’ingegneria al giornalismo, passando per i Data: la storia di Stefano Ceccon

11/02/2016 in

received_10206512535148076Stefano Ceccon lavora da oltre tre anni in quella che è considerata una delle mecche del giornalismo, il Times. Ma facciamo un passo, anzi due, indietro.

Ingegnere biomedico in Italia, partì per quell’esperienza che gli avrebbe cambiato la vita: un colloquio via skype – come racconta qui a Italiani di Frontiera – e arriva alla Brunel University con una borsa di studio, dove inizia un dottorato in Data Mining and Machine Learning, al quale segue un post-dottorato in statistica alla City University. Un percorso che avvicina Stefano ai data come non mai, data che poi avrebbero inciso non poco sul futuro che lo aspettava.

Quelli sono stati per lui anni formativi fondamentali, non solo a livello culturale, ma anche umano: l’internazionalità dell’ambiente porta Stefano a migliorare la lingua e a interagire con mentalità differenti. L’ambiente gli piace, i professori credono nelle capacità dei loro dottorandi e lasciano loro parecchio campo libero.

Poi una mail, che arriva quasi per caso. Al Times cercano Data Journalist per implementare la sezione digital, in un momento storico dove questa mansione non era ancora ben definita. E così Stefano manda il cv, perché la voglia di esplorare nuovi campi è magnetica.

Il giornalismo mi ha sempre attratto e così ci ho provato“. Oggi Stefano è sia Data Journalist al Times e al Sunday Times sia Data scientist per Business Intelligence a News UK, che oltre ai due citati possiede anche il Sun. In questi anni i successi arrivano. Ultimo, in termini di tempo, l’inchiesta del ‘Sunday Times’ e della rete televisiva tedesca ARD che ha scoperto come  un terzo delle medaglie dell’atletica assegnate tra il 2001 e il 2012 sarebbero sospette per doping. Stefano, insieme agli altri data journalist, ha avuto accesso ed analizzato il database della IAAF, la federazione internazionale che raccoglie qualcosa come 12000 esami ematici di 5 mila atleti di primissimo piano, e l’inchiesta ha fatto il giro del mondo.

“I data si analizzano da secoli – racconta Stefio – ma ora abbiamo gli strumenti informatici per farlo al meglio. E così il giornalismo diventa un lavoro di squadra, tra noi e i giornalisti “tradizionali”. Dai dati dei quali entriamo in possesso può nascere un’inchiesta, oppure un’intuizione di un collega può far nascere una ricerca tra numeri e analisi“.  Per Stefano, infatti, questo è il futuro del giornalismo: squadre di menti diverse che si uniscono per dare il meglio. “La multidisciplinarietà è la chiave: il giornalista deve imparare a familiarizzare con il comparto tecnico e i tecnici ad avere un certo approccio alla notizia“.

Ma non solo di giornalismo è costellata la carriera di Stefano: nel suo percorso anche la celebre “London Crowd”, applicazione che Ceccon ha creato durante le Olimpiadi del 2012, basata su un algoritmo che rielaborando in tempo reale i dati pubblici delle videocamere che monitorano il traffico nella capitale britannica, forniva un quadro aggiornato della circolazione e degli intasamenti. E ancora, recente, e già vincitrice dell’hackaton di Westfield, e finita a San Francisco negli headquarters di Westfield, SkipQ, un app dedicata allo shopping che permette di pagare direttamente la merce senza far code alle casse. La app – che verrà lanciata nei prossimi mesi nel Regno Unito –  ha l’ambizione di combinare i vantaggi dello shopping online e di quello tradizionale, garantendo la massima sicurezza e facendo risparmiare tempo e soldi agli shopper e ai negozi.

Ma torniamo a Stefano, un expat che ormai ha Londra come casa. Definitivamente? Questo non è dato sapere, ma benché l’Italia gli manchi c’è proprio qualcosa che non riesce ad accettare: “Qualche anno fa dicevo torno, ma ora vedo una nazione arresa che non sa valorizzare le persone. Non è un Paese competitivo a livello mondiale e la gente se ne va. E  non  si ha fa nulla per attrarre chi, come noi, è partito. Di conseguenza uno inizia a farsi una vita via, si crea amicizie e alcuni anche famiglia. Per ora non vedo un’Italia che può offrire le stesse opportunità di Londra o altre città“.

Ma anche a chi decide di partire vanno date delle dritte: secondo Stefano riuscire a fare un’esperienza di studio all’estero cambia le cose: “L’ambiente accademico è fondamentale per imparare la lingua in modo graduale e corretto, inoltre ti aiuta a inserirti nella cultura del posto in modo, diciamo, meno traumatico rispetto a un posto di lavoro“. E non solo, a Londra e in Gran Bretagna in generale, “bisogna arrivare con un obiettivo e crearsi delle skills. Sei un giornalista? Bene, ma non basta. Sei un giornalista che sa anche programmare? Meglio, si può competere. E qui la competizione è tanta, bisogna sempre domandarsi: perché dovrebbero scegliere me? E poi, come in ogni cosa, bisogna continuare a provare. Essere curiosi è la chiave.”

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