da

Dalla Silicon Valley all’Italia: qui si sta meglio

15/05/2017 in

Stefano Bernardi è nato a Roma, dove si è laureato in ingegneria informatica. Poi si è trasferito a Milano, dove ha lavorato per un paio d’anni lavorando per uno dei pionieri italiani del Venture Capital. Ma quella città non gli è mai entrata davvero nelle corde e, come racconta, il mercato italiano ed europeo in generale era ancora impreparato in quel settore, così, con la sua compagna di allore, oggi, moglie ha deciso di pertire per la Silicon Valley.
Come è stato l’impatto?
Abbiamo iniziato tutto da lì. Negli anni precedenti mi ero costruito un buon network nel mondo delle start up e degli investimenti, quindi siamo stati accolti molto bene. Da subito ho cercato di capire dove c’erano opportunità, avendo ben chiaro il target di cosa volevo fare. Dopo qualche no, ho trovato lavoro, anche grazie al fatto che avevo vinto un concorso online che mi ha permesso, per due settimane, di fare da uomo-ombra a Dave McCluree, che a San Francisco è davvero una leggenda.
Che lavoro facevi?
Sono entrato in una start up, come primo impiegato. Volevo, rispetto a Milano, tastare più il lato operativo del lavoro e quindi avevo un ruolo a  metà tra software engineering e prodotto. Sono rimasto lì circa tre anni. Abbiamo creato la società da zero, ricevuto finanziamenti per 23 milioni di dollari e da pochi siamo diventati 40.  Poi ho deciso creare una mia start up.
Cioè ?
Una piattaforma di finanziamento per small business con altri due soci. Parallelamente ho anche creato fondo di Venture Capital, Mission and market.
Come è stato aprire una start up?
Fantastico, anche perché abbiamo raccolto 3 milioni e mezzo di dollari e siamo stati presi da un importante acceleratore.
Quindi confermi che la Silicon Valley è “volere è potere”?
Li c’è possibilità di fare. Ci sono tante opportunità per tanti tipi di persone visto che la società cambia velocemente e tante sono le figure necessarie. La dote che si deve avere è però quella di imparare andando e di muoversi molto velocemente.
Se le cose andavano bene, perchè tornare?
Nel frattempo, in quegli anni, mi sono sposato e ho avuto un figlio che oggi ha 3 anni e mezzo. Eravamo dall’altra parte del mondo, eravamo soli. Ci siamo resi conto, io e mia moglie, che la famiglia è la cosa più importante e ci siamo chiesti quali sacrifici eravamo disposti a fare. Lì è tutto bello, ma non è l’Italia e costa davvero tanto. 5500 dollari partivano il primo del mese, c’era sempre l’ansia dell’assicurazione sanitaria, le case a meno di 1 milione cadevano a pezzi. Le scuole sono poi ultra competitive: a 6 anni i bimbi fanno compiti di notte e già pensano a come accedere a certe università.  Così abbiamo deciso di rientrare, per essere più felici e per far crescere il nostro bimbo in Italia, con la famiglia vicina. Le doti dell’italiano medio ci piacevano di più.
In che senso?
L’americano medio è tutto lavoro lavoro lavoro. Senza quello non c’è copertura sanitaria e la paura di finire in mezzo ad una strada è dietro l’angolo. Non fanno vacanze e sono molto rigidi.  L’italiano è più rilassato, adattabile, sereno, tranquillo, sensibile e pieno di cultura, circondato da posti belli. Lì il bello c’è, nel cuore della città, ma se ti sposti di qualche chilometro puoi anche finire in una baraccopoli. Diciamo che sei ricco vivi nel molto bello e se sei medio hai davvero poca qualità di vita.
Quindi hai lasciato il lavoro…
Ho venduto le quote della start up e a fine febbraio 2016 abbiamo venduto tutto. Siamo partiti per due mesi di  viaggio e poi siamo rientrati a maggio 2016.
E dove siete andati a vivere?
In un paesino in provincia di Trento.
Perché proprio Trento?
I motivi sono tanti, ci ho scritto un post su Medium. Dal verde ovunque al tessuto industriale, dai servizi alla bellezza che ci circonda… sono davvero tante le ragioni.
E come ti senti?
Felicissimo. Abbiamo recuperato il concetto dell’estate che ci eravamo dimenticati, avere un via vai di parenti a casa, un sottofondo di tranquillità e rilassatezza. E poi la sanità efficiente e gratuita, le scuole comunali: in Italia ci sono cose che non vanno date per scontate.
A livello lavorativo?
Ho ancora il mio fondo e sto valutando ora cosa fare, in merito anche al contesto nel quale mi trovo. Mia moglie, invece, è già stata assunta da una società che organizza percorsi per insegnare l’informatica ai ragazzi. In pochi mesi ha già aperto diverse sedi nel nord Italia.
Da talento rientrato, cosa secondo te dovrebbe fare l’Italia per far tornare le sue menti ed essere attrattiva?
Italia ha tanti settori dove può crescere: non c’è una ricetta, perché le variabili sono infinite. Dovrebbe forse diffondersi una cultura dell’impresa ad alta crescita, ma non dirò che non c’è per colpa della burocrazia. per assurdo, essendo stato per anni in un Paese fin troppo liberale, ne ho imparato ad apprezzare il valore.

Vai alla barra degli strumenti