Idee in pista (da sci), il 31enne Sergio Pedolazzi inventa Skiddi

20/03/2015 in

sergio_skiddiClasse 1983, Sergio Pedolazzi si cimenta fin da piccolo nel laboratorio del padre come “piccolo maker”, dimostrando da subito una grande attrazione per la tecnologia e l’innovazione. Laureato all’Università degli studi di Pavia, lavora come ingegnere civile in una multinazionale in campo edile. Nel 2012, grazie alle competenze tecniche acquisite durante gli studi e alla passione per lo sci, concepisce l’idea di Skiddi. Lo sviluppo definitivo avviene un paio di anni dopo, in seguito all’acquisto di una stampante 3d open-source, che gli consente di definire le linee e il design caratteristici del prodotto.  Nel 2014, Sergio deposita il brevetto di invenzione di Skiddi e viene premiato nel concorso DesignWinMake, ottenendo anche – tramite l’incubatore D-Namic – un contributo a fondo perduto dalla Regione Lombardia per lo sviluppo di Skiddi.

Ma cosa è Skiddi? Skiddi è un piccolo trolley in plastica riciclata (e colorata) del peso di 86 grammi e delle dimensioni di un uovo (dunque tascabile) che si aggancia alla parte terminale di tutti gli sci attualmente in commercio (anche di quelli per i fuoripista e freestyle) e, grazie a due piccole ruote, ne permette un trasporto manuale facile, veloce e sicuro.

skiddi_on_road“Skiddi”, spiega il creatore “è nato da una mia esigenza. Durante una tipica domenica in una località sciistica, mi sono chiesto perché si debba sempre provare una sensazione di fatica e frustrazione prima ancora di cominciare la giornata di sport, quando ci si trova a dover portare l’attrezzatura sportiva dal parcheggio o dall’hotel fino agli impianti di risalita, e in particolare trasportare i propri sci – o come nel mio caso anche quelli di mia moglie – su una spalla, operazione alquanto faticosa e pericolosa (anche per chi ti sta attorno), considerando che si effettua su un tragitto spesso sconnesso, in salita e indossando scarponi da sci che come sappiamo, non entrano nella top five delle calzature più comode. A questa domanda ho provato a dare una risposta cercando in rete se ci fosse già un prodotto che facesse a caso mio, ma non trovando nulla, ho deciso di crearlo da me. Da qui, grazie a una semplice stampante 3D domestica, è nato il primo prototipo di Skiddi, poi subito brevettato. Ho capito che era l’idea giusta quando ho iniziato a utilizzarlo e diversi sciatori mi hanno fermato per chiedermi dove avessi acquistato l’accessorio”.

Dopo mesi di lavoro la fantasia è diventata realtà. Dal 17 marzo Skiddi è su Kickstarter.com (la più grande piattaforma mondiale di crowdfunding, cioè di finanziamento collettivo di progetti creativi) e prenotarne uno al prezzo di 35 dollari (circa 30 euro) comprese le spese di spedizione (dopo i primi 300 si salirà a 39). L’obiettivo minimo della raccolta è fissato in 10mila dollari, che potrebbe essere raggiunto già in pochi giorni. Le fasi di produzione inizieranno appena la campagna sarà conclusa e la consegna è prevista per la prossima stagione sciistica.

Un progetto ambizioso, visto che si rivolge – in lingua inglese – a una platea potenziale di 105 milioni di sciatori nel mondo, di cui 28 milioni stanno in Europa (soprattutto nell’arco alpino) e circa 20 negli States, dove Skiddi ha già suscitato una certa attesa (a partire della California) anche grazie al supporto della controllata californiana dell’incubatore bresciano D-Namic.

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