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Italian Kingdom, expat tra immagini e lettere: Stefano Broli

11/11/2015 in

Raccolgono storie degli italiani che vivono all’estero. Sono partiti con Londra, ma il loro obiettivo è quello di raccontare come vivono gli expat italiani nel mondo. Loro sono i ragazzi del team di Italian Kingdom e il loro fondatore, Stefano B431252_10151632164878957_963106195_nroli ha le idee chiare su questo ambizioso progetto.

Lui stesso è un expat: finito il master di fotografia ha deciso di trasferirsi da Roma a Londra con la sua ragazza Gabriella Codestefano, anche lei fotografa e vicedirettrice del progetto.”Siamo arrivati allo sbaraglio, senza curriculum, senza casa“. A Roma avevano già dei lavori da freelance, ma cercavano qualcosa in più. “Se tornassi indietro forse mi preparerei meglio alla partenza… almeno questo mi sento di consigliare a quelli che arriveranno. A Londra nessuno ti dà il manuale d’istruzioni soprattutto su come trovare casa o lavoro“. Le difficoltà, all’inizio sono state tante: la condivisione della casa con un’amica, gli anticipi per un appartamento tutto loro e quell’inglese, che a Londra ormai richiedono fluente al massimo.

Perché Londra ti prende tanto, ma ti dà anche tanto. “Abbiamo iniziato a mandare il nostri curriculum: io ho trovato come assistente non pagato ma era esperienza da mettere in tasca. Poi sono arrivati i primi soldi e il lavoro in un altro studio“. I contatti hanno iniziato a moltiplicarsi e la lingua migliorava: “Ho rimesso mano a skills che avevo riposto in un cassetto: un po’ di programmazione, un po’ di grafica, ed è servito“. A dimostrazione che lì, a Londra, se ti impegni parecchio – e a qualsiasi ora – i risultati arrivano. “Non c’è solo riconoscimento, ma spinta a fare di più. Sono un libero professionista e quindi la competizione è tanta, ma stimolante. Sei tu che fai la differenza nella marea dei cv: sono i tuoi interessi, le espressioni della tua personalità che contano. Qui vogliono vedere la tua ambizione, la tua voglia di crescere. Noi italiani, non essendo abituati alla valorizzazione, ci troviamo più spaesati. Qui si va al doppio della velocità: chi ha determinazione e chi la impara ce la fa“.

Lavoro tira l’altro Stefano e Gabriella riescono ad aprire una loro agenzia.”I clienti rispettano il gusto italiano, la creatività ha ancora il suo fascino. e col tempo impari a valorizzare te stesso e quello che sai fare.  La seconda lezione che ho imparato qui è dare valore al tuo tempo e farlo pagare“, racconta Stefano. E in tutto questo mutare di eventi l’idea di Italian Kingdom prende sempre più spazio nella sua testa. A lanciare il sasso un numero: 500mila, quello degli italiani che vivono a Londra. “Una sera sono andato a letto _DSC0134pensando a quella cifra che avevo sentito in giornata: qui a Londra ci sono 500mila italiani. Me lo sono appuntato e ho pensato: perché non fare un libro su tutti loro?” Quella che sembrava un’idea, all’inizio, forse strampalata si è invece rivelata non solo possibile, ma anche fattibile. Prima però bisognava inserirsi nella comunità italiana.“Come farci conoscere? Facendo dei ritratti a questi italiani abbiamo pensato. E così abbiamo iniziato con gli amici e poi gli amici degli amici e così via. Alla fine siamo arrivati a 70 persone senza accorgercene. Ci siamo resi conto della forza della community e dell’entusiasmo che avevamo sottovalutato“.

Così sono andati oltre: il ritratto non bastava più, serviva raccontare. Ed ecco che, insieme alle foto, ogni italiano expat a Londra ha iniziato ad avere una storia. E non solo storie di chi ce l’ha fatta, ma anche racconti intrisi di dubbi, difficoltà, vita vera. Ora quelle storie sono centinaia e IK le raccoglie tutte, non solo sul sito – dove ci sono anche articoli di vario genere scritti rigorosamente da penne italiane all’estero – ma ha deciso, per la prima volta di metterle nero su bianco.

E’ infatti da poco iniziata la campagna di crowdfunding per la pubblicazione del primo libro di IK, un modo non solo per mostrare cosa il progetto ha fatto fino ad ora, ma anche occasione per farlo crescere, insieme alle sue iniziative correlate, come la radio di IK.

L’obiettivo? Grazie anche all’acceleratore IStarter, Italian Kingdom punta a diventare una piattaforma globale che, collaborando anche con le istituzioni, diventi una risorsa per gli italiani che vivono all’estero. Un punto di contatto tra individui, un luogo di scambio di servizi a 360 gradi. “Il network farà la differenza: noi non forniremo servizi, ma ne saremo il contenitore, sperando di diventare un ponte, anche emotivo, con chi resta in Italia”.

 

 

 

 

 

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