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Ho deciso, voglio tornare: la storia di Greta Rossi

24/02/2016 in

greta rossiGli Usa erano il suo sogno, ma per una serie di circostanze ha dovuto “ripiegare” su Londra. Le virgolette sono d’obbligo, sia perché Londra è tutt’altro che una città da seconda scelta, sia perché lì Greta non solo ha studiato, lavorato e trovato un compagno, ma ha anche aperto la sua società Ākāśa Innovation.

Originaria di Medicina, in provincia di Bologna, dopo il Liceo classico a Bologna, si è trasferita un anno vicino a Boston negli Usa, dove ha conseguito un secondo diploma. “Dopo le superiori non sapevo cosa fare, a che università iscrivermi. E così ho deciso di partire. Non sapevo che quell’esperienza mi avrebbe cambiato la vita in quel modo“. Greta entra in contatto con il mondo accademico americano, impara a parlare un perfetto inglese e entra in contatto con una cultura che la travolge. Vuole restare. “Mi sentivo a casa lì e così feci domanda per studiare ingegneria gestionale a Boston e mi presero“. Le università americane sono però costosissime e la borsa di studio vinta da Greta è solo parziale. Così deve rinunciare e decide di tornare in Italia. “E’ stato uno shock. Per tre giorni non sono uscita di casa“. E così, tempo qualche settimana, manda una mail per accedere in una business school di relazioni internazionali a Londra. E la prendono.

“E così, con due valigie e senza nemmeno un appartamento, sono arrivata qui. In un anno e mezzo mi sono laureata e poco dopo ho iniziato a lavorare nel settore educazione all’università“. Oltre a lavorare come host in due Hub londinesi, Greta è anche titolare dell’azienda che ha fondato con il suo compagno, un professore inglese.

L’hanno creata dal nulla Ākāśa Innovation e hanno fatto tutto da soli. “Si tratta di un’impresa sociale no profit con l’obiettivo di aiutare giovani dai 18 ai 30 che vogliono contribuire a creare una società migliore. Tutoraggio, mentoring per realizzare i propri sogni e le proprie aspirazioni, sogni e aspirazioni che contribuiscano anche al benessere della società”. L’idea nasce proprio dall’esperienza: “Quando ho cercato, anche in Italia, di creare e fare progetti mi sono sentita sola, anche da un punto di vista emotivo. Del tipo: Greta, vuoi salvare il mondo? Prego, accomodati. E spesso mi sono sentita dire ‘Perché non ti trovi un lavoro normale?’. Ecco ho pensato che in fondo avrei avuto voglia di qualcuno che mi stesse accanto. Lo stesso il mio compagno, che quando ha visto come le università siano burocratiche, non innovative e carenti in questo senso, ha deciso di muoversi“.

E le cose hanno iniziato a funzionare: Ākāśa Innovation con una campagna di crowdfounding ha raccolto 11mila sterline per dare borse di studio a dodici ragazzi che hanno così frequentato i corsi della no profit.

Ma una società così, viene da chiedersi, cosa ci azzecca con una Londra fabbrica di soldi? “Ci si deve dare molto da fare, non è facile. Ma quando vado a fare dei talk all’università e mi trovo anche solo uno dei ragazzi che mi guarda con gli occhi sgranati, felice di quello che gli sto raccontando… beh è già una soddisfazione“.

Sono passati sei anni e Greta, ora, Londra la conosce come le sue tasche. E sa bene che tipo di città è: “Ti dà molto, ma ti prende anche molto. E’ viva e piena di energia, ma non ha un’anima e non riesco a vedere il mio futuro per sempre qui”.

E quindi ha deciso: tornerà in Italia. La data sul calendario non è ancora stata fissata, ma l’obiettivo sarebbe alla fine di quest’anno. “Mi manca la solarità del mio Paese, anche se so che ora l’Italia ha un sottofondo di cinismo del quale non riesce a liberarsi. Ma non è il male, così come Londra non è immune da scandali e disuguaglianze sociali. Tutti mi dicono non tornare: ma mi sento che devo per scuotere e scontrarmi con la realtà. Per rimboccarmi le maniche insieme a chi è rimasto e tornato“.

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