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TeachTalents, talento a disposizione: la storia di Alessandro Piccioni

09/03/2016 in

piccioni teach talents

Alessandro Piccioni di TeachTalents

Favorire lo scambio di cultura e conoscenza, facilitando l’interazione tra docenti e studenti e rendendo il sapere un bene accessibile a tutti: questo l’obiettivo di TeachTalents, una nuova piattaforma digitale che opera nell’ambito dell’education e del social teaching. Attraverso un motore di ricerca basato su alcuni semplici criteri (tra cui la posizione geografica, la materia che si desidera imparare, la tipologia di classe alla quale si vuole partecipare ed un sistema di rating basato sui feedback degli utenti) la piattaforma permette a chi la utilizza di trovare l’insegnante giusto per la disciplina che si desidera imparare.

Il nostro obiettivo è quello di costruire un data-base di docenti ampio e professionale che attragga studenti di ogni età e disciplina. Il nostro progetto lancerà in Italia, ma speriamo presto di poterci espandere anche in altri mercati, come l’Europa e gli Stati Uniti” racconta Alessandro Piccioni, co-founder e vincitore, con l’ idea sviluppata insieme all’amico Carlo Battistelli, un bando per startup innovative sponsorizzato dall’Unione Europea e dal Governo Italiano. Amministrato da BrainBack, il bando era indirizzato a italiani residenti all’estero da più di due anni.

Fondamentale per la nascita e lo sviluppo di TeachTalents è stata la mia recente esperienza al Massachusetts Institute of Technology dove mi sono specializzato in Finance e Entrepreneurship” racconta Alessandro. “I due anni passati a Cambridge, in uno degli eco-sistemi imprenditoriali più virtuosi al mondo fra MIT e Harvard, mi ha permesso di entrare in contatto con imprenditori di vari settori, che, non solo mi hanno ispirato a livello umano condividendo i successi e soprattutto le difficoltà che hanno dovuto affrontare durante il primo periodo di vita delle loro aziende, ma mi hanno soprattutto indicato quali siano gli elementi necessari a costruire un’esperienza di successo. Penso che la mia esperienza al MIT mi abbia messo nelle condizioni di capire quali siano le regole del gioco per essere competitivi e per creare una realtà di successo che possa migliorare il modo in cui le persone vivono. Questo è esattamente ciò che stiamo cercando di realizzare con TeachTalents, trasformando il concetto di cultura: non più bene elitario ma moneta di scambio per arricchire i nostri utenti di nuova conoscenza.”

La piattaforma, che sarà pienamente funzionante da metà aprile, prevede due tipi di profili: profilo Insegnante dove, iscrivendosi, l’insegnante è invitato a creare un profilo personale in cui racconta la propria esperienza professionale e spiega qual è la materia che desidera insegnare, e profilo Studente dove lo studente può anche salvare le informazioni della propria carta di credito o account PayPal, che gli permetterà di effettuare i pagamenti delle lezioni direttamente online. Inoltre all’interno della piattaforma è stata coniata una moneta virtuale, i Talents, con cui gli studenti possono pagare i docenti che hanno accettato questo metodo di pagamento. A loro volta i docenti possono usare i Talents per pagare lezioni che loro stessi hanno sostenuto in qualità di studenti all’interno della piattaforma.

Società e il Team sono interamente basati in Italia e “i nostri investimenti – aggiunge Alessandro – sono per ora interamente finalizzati al territorio Italiano. Abbiamo software developers e grafici bravissimi, a livelli di quelli nella Silicon Valley americana: la vera differenza la fanno le opportunità, era giusto investire sulla nostra nazione“.

Ma sicuramente,  aver sviluppato il progetto fra USA e UK (dove Carlo Battistelli, l’altro socio e CEO di TeachTalents, è basato) ha profondamente influenzato l’approccio e la filosofia alla StartUp e alla User Experience che stanno alla base di TeachTalents. “Innovazione digitale, Lean StartUp, Organizzazione orizzontale, Employee Share Ownership Plans sono tutti concetti nati in Silicon Valley e che si stanno sviluppando in Europa, purtroppo ancora in ritardo in Italia: contiamo di essere dei pionieri. Per quanto riguarda la User Experience abbiamo cercato di guardare 2-3 anni avanti, prendendo spunto da quanto succede in Nord America e provando ad applicarlo alla Cultura Italiana“.

I motivi per cui hanno deciso di partire dall’Italia sono diversi: “per prima cosa vogliamo portare alla luce l’enorme mercato di ripetizioni e di lezioni private che in questo momento è totalmente sommerso; inoltre, vogliamo abbattere le barriere all’entrata di attività culturali (corporazioni, ordini, maestrie) che non ha senso mantenere. Se uno possiede delle Certificazioni ha certamente un plus, ma il mercato, è assolutamente in grado di verificare l’effettiva convenienza prezzo-qualità di un’ora di lezione e di regolare l’offerta di conseguenza. Infine, volevamo dare qualcosa indietro alla nostra nazione“.

Alessandro ormai vive negli Stati Uniti da quasi 3 anni, e da 6 mesi a New York  “Amo l’America per le opportunità che riesce a fornire, per la possibilità e la libertà di innovare e per l’ecosistema che riesce a creare intorno all’imprenditoria. Per intenderci. qui la vergogna non è “fallire”. La vergogna è “non provarci”. E’ un cambio di paradigma fondamentale, che rende l’avventura imprenditoriale qualcosa da vivere con entusiasmo e non con ansia. Mi manca l’Italia, cui devo molto sia in termini educativi che di crescita personale. I miei genitori, mia sorella, molti amici si trovano ancora li ed è sicuramente difficile mantenere tutte queste relazioni a distanza. Tuttavia, vorrei rimanere ancora qualche anno qui negli Stati Uniti e vedere come evolve la nostra vita qui. Mia moglie Francesca si trova molto bene e mio figlio Leonardo sta crescendo qui (letteralmente muovendo i primi passi). TeachTalents è una grande scommessa e sarei felicissimo di poterci presto espandere in altre realtà come quella Americana e quella UK, pur mantenendo delle forti radici Italiane“.

Anche se da lontano poi Alessandro sa che in Italia ci sono non pochi problemi a far crescere un’impresa. Debito pubblico alle stelle e spesa corrente non permettono “l’abbassamento delle tasse sull’impresa, impedendo investimenti e innovazione nelle nostre aziende. La burocrazia nel fondare e crescere una piccola startup è un grave problema: ho passato e passo il 20% del mio tempo da imprenditore con il notaio, il commercialista, le banche e la camera di commercio. Quel tempo potrebbe essere impiegato in maniera molto più redditizia. L’evasione fiscale crea poi  due imprenditorie parallele, quella illegale che va avanti a suon di furbizia e nero e quella legale che purtroppo deve combattere la concorrenza sleale degli altri: il tutto crea un senso di disillusione che non fa bene al Paese. Da parte nostra siamo già in discussione avanzata con diverse istituzioni e il Miur per cercare di eliminare il nero sull’educazione e portare alla luce un mercato da quasi 1 miliardo di Euro“.

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