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Expat, la metà hanno in tasca laurea o diploma

24/02/2017 in News

Da il Sole 24 Ore – Dei 5 milioni e 200mila dei nostri connazionali ufficialmente registrati come italiani residenti all’estero dalle anagrafi consolari, oltre il 50% ha in tasca una laurea o un diploma. A fare il quadro del fenomeno “fuga dei cervelli” è il Rapporto sulle migrazioni curato per conto dell’Ocse dal Centro Studi e Ricerche Idos (spin off del gruppo di ricerca che ha ideato e per anni realizzato il “Dossier Statistico Immigrazione” della Caritas diocesana di Roma). Nel 2015, il numero delle cancellazioni dall’anagrafe verso l’estero sono state 145mila, l’8% in più rispetto al 2014. L’aumento è legato principalmente all’emigrazione di cittadini italiani (da 89mila a 102mila unità, pari a +15%), mentre i trasferimenti dei cittadini stranieri si riducono dai 47mila del 2014 alle 45mila unità (-6%).

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Caro Ministro Poletti, chi sono quelli che non vorremmo avere tra i piedi?

21/12/2016 in News

“Mi piacerebbe rispondere al Ministro Poletti, perché credo profondamente che in questo delicato momento politico, con importanti decisioni da prendere sul fronte del futuro economico del Paese, ci siano ancora molti temi non propriamente analizzati e capiti. Non voglio limitarmi alle statistiche. Mi chiedo: quali sono i profili di questi 100.000 ragazzi in fuga? E in fuga da chi e da cosa?”
A scrivere è un membro del Gruppo Controesodo, community di Facebook, Sabyne Moras, 18 anni spesi all’estero per poi decidere di rientrare in Italia. Una storia personale, la sua, ma con tratti comuni a chi decide di partire alla ricerca di un futuro solido, ma che poi vorrebbe anche tornare alla ricerca di quella stessa solidità. Riportiamo la sua lettera al Ministro Poletti, balzato alle cronache, e alle polemiche, dopo aver detto che che tra i “100 mila giovani in fuga all’estero? Alcuni meglio non averli tra i piedi”.

“Credo che ogni ragazzo che abbia deciso di partire, anche se solo per uno o due anni, abbia profondamente maturato la decisione e abbia comparato ciò che lascia con quello che invece offre il “vicino”. Ma come dice il proverbio: l’erba del vicino no è sempre più verde.

Vorrei prima parlare brevemente del mio caso, e della mia decisione nel lontano 1997 di intraprendere un viaggio, non una fuga. Il mio esodo cominciò semplicemente per il fatto che volendo studiare Hotel Management e non esistendo in Italia a quel tempo un percorso di Laurea per questa disciplina, trovai un corso in Austria.
Dopodiché, attraverso l’Università, arrivò un primo impiego per un prestigiosissimo hotel di lusso e quindi iniziò una carriera internazionale presso catene alberghiere di lusso americane. Più di 20 anni fa queste catene erano ben poco presenti in Italia e per me, che gestivo le vendite, era pressoché impossibile rientrare con una promozione in Italia e comunque non possedevo neanche un network per farlo.
Gli anni passarono: 6 Paesi in 18 anni spesi all’estero terminando in Spagna. Passai per Olanda, Germania, US, Lituania. Agli occhi di parenti ed amici conducevo una vita “spericolata”, un interminabile “Erasmus” – mi diceva mio padre.
Ma solo noi “expats” (mi sono sempre definita così, non di certo in fuga) sappiamo che grandissimo sacrificio sia vivere all’estero. Sono sempre stata accettata bene nei Paesi dove ho vissuto, ho incontrato persone bellissime e sono cresciuta professionalmente in modo esponenziale! Ogni Paese però richiede grandi capacità di adattamento, imparare da zero una lingua nuova. Poi si aggiunge la nostalgia di casa, della famiglia, degli amici storici, il non poter andare a casa per un weekend lungo perché troppo lontani, la solitudine di alcuni Natali passati senza poter permettersi un volo transoceanico.
Poi però l’occasione giusta per il rientro è arrivata, per mia fortuna da parte di una persona con un pensiero strategico alla guida di un team in un’azienda che voleva internazionalizzarsi e accrescere il suo valore in un mercato globale e molto competitivo.

Non credo quindi si possa parlare di un fuga. Si fugge da una guerra, da un cataclisma, da un pericolo.
Alcune professioni in Italia non esistono (ancora) e alcune funzioni sono disponibili solo negli HQ basati in altre capitali mondiali. Quante multinazionali hanno HQ in Italia? Che visibilità ha una persona che vuol far carriera in una sede Italiana, quando le decisioni strategiche vengono prese a Dublino? E le grandi transazioni di M&A e Private Equity non si seguono tutte da Londra o NY? Le istituzioni Europee che ospitano tanti ragazzi italiani stanno nel Benelux, per non parlare del settore Fashion concentrato fra i due giganti a Parigi. Uno dei grandi hub Europei di start up è a Berlino, ma se si vuole perseguire una carriera nel farmaceutico, forse bisogna considerare un periodo in Svizzera.
Quindi, secondo me, l’esodo dipende anche dal fatto che la carriera si pianifica capendo dove si possono trovare le opportunità migliori per il proprio profilo. E alle volte le opportunità non sono in Italia.

Da ormai 7 anni lavoro a stretto contatto con studenti provenienti da tutto il mondo, occupandomi di career consulting credo di avere una visione molto completa di quello che è il mercato del lavoro internazionale. In Italia il mercato del lavoro è stagnante e molto opaco, i ragazzi fanno fatica a strutturare una strategia di crescita professionale, e alcuni non si accontentano dell’azienda padronale vicino casa, preferiscono stringere i denti e spendere qualche anno lontano da casa.

Quando però un giovane ha raggiunto poi una maturità professionale, ha vissuto esperienze importanti in questo mondo globale, dinamico, veloce, dove hanno investito sulle capacità relazionali, di adattamento e resilienza è giusto che il nostro Paese capisca quando questi ragazzi sentano il bisogno di rientrare in Italia.

Ritorno a me: rientrare in Italia a 36 anni, mi ha richiesto lo stesso coraggio che ho avuto a 19 quando me ne sono andata per la prima volta. Ho dovuto lasciare una “famiglia” in Spagna e ricominciare da zero qui a Milano, cercando casa, scoprendo una città nella quale non avevo mai vissuto, adattandomi ai ritmi italiani e creandomi un network nuovo. Mi sono resa conto che come me, sono rientrate tante altre persone, grazie all’appoggio anche della legge 238/2010 che prevede importanti incentivi fiscali e che è stata un grande aiuto. Negli anni questo gruppo di “controesodati” si è unito ancora di più, cercando di facilitare il dialogo con il Governo affinché il rientro venga facilitato anche ad altri che come noi vorrebbero tornare a casa.

Chi “fugge” oggi, cerca strategicamente di costruirsi un futuro solido. Ma alla fine l’erba del vicino non è sempre più verde della nostra, anche in Italia ci sono grandi progetti di sviluppo, centri di ricerca, istituzioni importanti che hanno un estremo bisogno di crescere organicamente e inorganicamente, strutturandosi in modo professionale e meritocratico. Questi sono i processi che noi “esodati” abbiamo disegnato, implementato, eseguito in tanti anni spesi all’estero.
E andare in bicicletta non è una cosa che si dimentica!

Ora la mia domanda a Poletti e a chi non crede nei controesodati: chi sono invece più esattamente quelli che non vorremmo avere tra i piedi?

Avanti insieme… grazie per questo Meetalents 2016!

13/12/2016 in News

Di Eleonora Voltolina

Metti un venerdì sera a Bruxelles, una bella serata prenatalizia con clima eccezionalmente mite. Metti quasi un centinaio di persone che decidono di passare quel venerdì sera non al cinema o a teatro, non a cena fuori con gli amici, bensì partecipando a un dibattito sulla mobilità degli italiani – prevalentemente – giovani in Europa e nel mondo. Tema: gioie e dolori di lavorare e vivere lontani dal proprio Paese, chi per Meetalents 2016scelta, chi per necessità.

Metti sindacalisti, policy makers, artisti, elettricisti, manager, stagisti, ricercatori, giornalisti, studenti, eurodeputati. Mettili tutti insieme, quel venerdì sera, riuniti dall’associazione Italents per l’evento annuale “Meetalents” nel bel seminterrato del winebar della Regione Piemonte, a due passi dal Parlamento europeo.

Metti questo centinaio di persone in questa sala, di venerdì sera, e io sorrido e mi commuovo insieme.

Faccio parte del nucleo di soci fondatori di Italents, e ho partecipato a tutti i Meetalents fin dalla prima edizione, nel 2012. Ma questo aveva un significato diverso per me: il primo all’estero, direttamente “a casa” degli expat. E soprattutto il primo nel quale rivestivo il ruolo di presidente dell’associazione.

Così la preparazione dell’evento, la messa a punto dei panel, gli inviti agli ospiti, il coordinamento con ciascun relatore per focalizzare i temi degli interventi, e poi la promozione sui social, il tam-tam online per far conoscere l’evento e invitare il pubblico a partecipare, per me quest’anno un significato ancor più intenso che in passato.

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Sentivo la responsabilità di prendere il testimone da Alessandro Rosina, primo presidente di Italents, subito ribattezzato “past president”. L’onere e l’onore di diventare il punto di riferimento dell’associazione, di “metterci la faccia”. La pressione di realizzare un evento in una città lontana, con un budget ridotto all’osso. E se non fosse venuto nessuno? E se i relatori avessero dato buca? E se i dibattiti fossero risultati noiosi, o autoreferenziali?Meetalents2016

Ma ho avuto compagni di viaggio, consiglieri, collaboratori eccezionali. Grazie al lavoro di tutti siamo arrivati a quel numero lì, che forse nessuno si aspettava: oltre 90 partecipanti, tra relatori e pubblico.

Un pubblico attivo, pronto ad arricchire il dibattito con domande e interventi. Relatori intelligenti, capaci, e – come ha giustamente notato il nostro Roberto Bonzio – capaci di andare al di là dell’intervento previsto, capaci di spiazzare e di mettere al centro della discussione un tema o uno spunto imprevisto e appassionante.

Un evento che è anche uno spazio di networking, con persone provenienti da realtà diverse che, complice l’informalità, si conoscono e si scambiano i contatti; e chissà poi che collaborazioni partiranno.

Con Francesco Cerasani del Pd Bruxelles, Maria Chiara Prodi di Exbo e della Commissione “nuove migrazioni” del Consiglio generale degli italiani all’estero, Gianluca Cerri del MeetUp Movimento 5 Stelle Bruxelles, Pietro Lunetto della Comune del Belgio, Alessandro Facchin dei Trevisani nel Mondo e Ilaria Maselli di The Conference Board abbiamo parlato de «L’Italia diffusa – Continuare a seguire e incidere sulle politiche italiane vivendo all’estero», con il coordinamento di Roberto Bonzio e, tra gli interventi, quello di Marco Tabilio, disegnatore e graphic novelist, uno dei protagonisti della pubblicazione “Nuove migrazioni – giovani trentini e mobilità transazionale”, curato da Tiziana Calzà e Laura Robustelli della Mnemoteca Basso Sarca di Arco di Trento.

Con Federico Pancaldi della DG Employment della Commissione europea, Matteo Lazzarini della Camera di Commercio Belgo-Italiana, Cecilia Gozzoli del gruppo Controesodo e Bruno Cortese dell’ufficio belga della Regione Siciliana abbiamo focalizzato «La circolazione dei talenti – Partire, lavorare e fare impresa all’estero, tornare», con Paolo Balduzzi a moderare; tra gli interventi quello di Anna Ascani, direttrice dell’Agenzia Umbria Ricerche, che ha portato gli ultimi aggiornamenti sul progetto “Brain Back Umbria” annunciando la pubblicazione del nuovo bando per gennaio 2017.

E dopo cena, con me ci sono stati l’europarlamentare Brando Benifei, Eleonora Medda, dell’Inca Cgil Belgique e anche lei del Consiglio generale degli italiani all’estero, poi Germana Viglietta della Rappresentanza permanente d’Italia presso l’UE e il nostro past president Rosina, a parlare di «Europa, l’Unione incompleta – A quando l’armonizzazione di previdenza e sussidio di disoccupazione?». Con un intervento di Andrea Brunetti, responsabile politiche giovanili della Cgil, appena uscito da una riunione della Ces, la confederazione europea dei sindacati, in cui era stata lanciata una proposta che ha per protagonisti proprio i giovani e il lavoro; e un piccolo focus di Ilaria Maselli sulle varie proposte di unemployment benefit scheme al momento sul tavolo.

Il Meetalents 2016 a Bruxelles è stato bellissimo. Grazie a tutti. E non dico solo “appuntamento al prossimo anno”. Dico anche: costruiamo proposte e attività in questi prossimi mesi. Sul tavolo ci sono già molte ipotesi: dalla collaborazione con chi si sta occupando della proposta di riforma dell’Aire, l’anagrafe degli italiani residenti all’estero, a una indagine sugli italiani expat in Belgio da costruire forse insieme alla Camera di Commercio belgo-italiana, a un convegno sugli italiani che vanno a fare gli imprenditori all’estero, al sostegno alla campagna “I vote where I live” lanciata dal circolo PD di Bruxelles, fino al monitoraggio costante delle “discendenti” della legge Controesodo… Avanti insieme!

Meetalents 2016: iscrizioni aperte!

28/11/2016 in News

Torna MeeTalents 2016, l’appuntamento annuale organizzato da Italents, Associazione che dal 2011 svolge attività utili alla promozione dei talenti e alla valorizzazione del capitale umano in Italia e nel mondo, favorendo il contatto e la collaborazione tra i talenti italiani ovunque si trovino e contribuendo con iniziative e proposte concrete a promuovere l’attrattività del sistema paese e la circolazione dei talenti.

L’evento, nella sua V° edizione, arriva a Bruxelles, cuore di questa Europa a doppia faccia dove i confini sempre più aperti si scontrano con limiti ancora da superare e politiche non sempre efficaci per favorire la vera la circolazione dei talenti.

In una prospettive di crescita e cambiamento, di confronto e di dibattito, questa edizione di MeeTalents ha raccolto ospiti provenienti dal mondo accademico, istituzionale, associazionistico, con l’obiettivo di fare il punto sulla “Circolazione dei talenti italiani”: sul tavolo di discussione le iniziative già esistenti che valorizzano il lavoro e il talento di chi parte e di chi torna, nuove proposte per rendere attrattivo il Paese Italia e più efficace il rapporto tra gli italiani all’estero con il proprio Paese, e idee per valorizzare il sistema Europa.

L’evento si terrà Venerdì 9 Dicembre, alle 17, a “Iosono”,Wine bar al pianterreno del Palazzo che ospita la sede della Regione Piemonte a Bruxelles.

Iscrizioni aperte sul sito http://meetalents.it

da Alessia

La migrazione non riguarda solo i Talenti

07/11/2016 in News

E’ sotto gli occhi di tutti: l’Italia, ormai da qualche anno sta vivendo una nuova ondata migratoria. In base all’ultimo rapporto Italiani nel Mondo della Fondazione Migrantes, al primo gennaio 2016 sono più di 4,8 milioni (4.811.163) gli italiani che vivono all’estero, con una crescita del 3,7% rispetto l’anno precedente (+174.516 unità). Nel 2015 il numero degli espatriati aveva superato quota 107mila, con una percentuale di giovani superiore al 36 per cento. Un numero già ingente, al quale vanno sommati tutti coloro che non sono registrati all’AIRE (Anagrafe Italiana Residenti Estero) e che quindi vanno ad ingrossare le file di questa nuova migrazione. Le cifre sono molto simili a quelle degli anni Sessanta, ma le motivazioni alla base sembrano essere simili solo in parte.

“Prima chi partiva trovava quasi subito un lavoro nel nuovo paese di arrivo. O spesso partiva già con un contratto, seguendo magari dei parenti o la propria comunità del Paese in cui risiedevano. Non mancava, soprattutto negli anni Cinquanta, chi partiva perché era un licenziato politico in Italia. Oggi, nonostante la vulgata dei “cervelli in fuga”,  quelli che partono per volontà sono solo una parte, mentre il resto se ne va perché non vede un futuro possibile in Italia: e sono proprio questi ultimi la casistica da tenere più in considerazione e della quali pochi parlano. Come detto, i media si concentrano molto sui cosiddetti “cervelli in fuga”, mentre i nuovi emigrati spesso arrivano nel nuovo Paese senza conoscerne lingua, servizi, abitudini e faticano a muoversi nelle maglie istituzionali del nuovo Paese”. A fotografare il fenomeno è Pietro Lunetto, membro della Comune del Belgio, progetto finalizzato all’integrazione dei migranti italiani a Bruxelles e dintorni, e nel consiglio direttivo del Faim, Forum delle Associazioni Italiane nel Mondo, rappresentanza sociale delle associazioni degli italiani all’estero.

Pietro LunettoLunetto, perché l’idea di creare un Forum di questo tipo?

Fin dall’inizio della storia delle migrazioni degli italiani i nostri concittadini hanno provato ad organizzarsi a livello associativo e politico. Da questa attitudine sono nate le grandi federazioni  storiche dell’associazionismo degli italiani all’estero. Penso alle  Acli, la Filef, l’Istituto Fernando Santi, giusto per citarne alcune,  che hanno tutte una presenza a livello mondiale. La nuova emigrazione però sembra avere caratteristiche diverse dall’emigrazione precedente. Per cui, c’è stata una riflessione all’interno del mondo delle organizzazioni, che ha portato alla consapevolezza di dover aprire i propri confini, ampliando la platea alle nuove associazioni che si occupano degli italiani all’estero che stanno nascendo e ai nuovi modi di associarsi della nostra emigrazione.

Qual è il vostro obiettivo?

Principalmente colmare un vuoto, dovuto a un forte smantellamento delle politiche per gli italiani all’estero da parte delle istituzioni italiane. I nuovi emigrati hanno esigenze e necessità in parte diverse dall’emigrazione meno recente a cui bisogna fare fronte. E devo dire che il nuovo CGIE – Consiglio Generale degli Italiani all’Estero – sta lavorando molto per riattivare lo strumento istituzionale e per fare in modo che ci si occupi di più, e meglio, delle problematiche di tutti gli italiani all’estero, vecchi e nuovi. Il nostro obiettivo è venire incontro pian piano a questi bisogni, ri-tessendo e irrobustendo una rete associativa che cerchi di supportare il percorso migratorio di chi va all’estero e il suo percorso di integrazione nel nuovo Paese. Spesso ad emigrare sono over 45 che partono per ragioni economiche, magari con figli e famiglie al seguito e si trovano ad affrontare situazioni davvero complesse che necessitano di supporto.  Inoltre ci occuperemo anche del mondo dell’immigrazione in Italia: in fondo sono due facce della stessa medaglia Crediamo che la nostra esperienza possa essere utile nei ragionamenti legati alla gestione dei flussi migratori interni.

Come è organizzato il FAIM?

Abbiamo un coordinamento, un consiglio direttivo e gruppi di lavoro specifici che si occupano di varie tematiche. Dall’organizzazione per fare in modo che nascano i Forum nei diversi paesi al gruppo comunicazione, a quelle incaricato di come potere reperire le risorse economiche da utilizzare per il funzionamento del FAIM, a quelli studi e ricerche, rapporti con le istituzioni, internazionalizzazione delle eccellenze italiane,  e uno specifico sulla  nuova emigrazione, integrazione e inclusione degli immigrati

Dal punto di vista istituzionale con chi collaborate?

Il forum lavorerà di concerto con le istituzioni italiane, dal Ministero degli Affari Esteri alle Consulte regionali dell’emigrazione, e con tutti quelli che si renderanno necessari per raggiungere i nostri scopi associativi e , almeno nelle intenzioni, anche con le istituzioni dei nuovi paesi di accoglienza.

Attualmente sembra che le neonate Associazioni che si occupano degli italiani all’estero siano un po’ frammentate, è così?

Una parte della nuova migrazione si organizza da sé e spesso in modi meno tradizionali: spesso queste realtà sono gestite da volontari e faticano a fare rete, non per mancanza di volontà ma perché occuparsi di una associazione richiede tempo ed energie. Oppure si organizzano in strutture informali come i gruppi facebook. L’auspicio è, con il tempo, di riuscire a dare un supporto a tutte le realtà che lo vorranno.

Dal tuo punto di vista personale, quali sono i nodi principali da sciogliere affinché una migrazione non derivi da scelte forzate?

Mancano posti di lavoro e un sistema di sicurezza sociale solido che consenta alle persone di essere tranquille, senza l’ansia della fine di un contratto e del non arrivare a fine mese. Va creata occupazione, ma occupazione di qualità e vanno creati programmi di accompagnamento per inserire o re-inserire le persone, espulse dal ciclo produttivo, nel mercato del lavoro.

E credi sia fattibile? C’è molto pessimismo…

Il futuro non è scritto: sta a noi cambiarlo facendo rete e creando unità d’intenti. Io mi sento di essere positivo. L’integrazione degli stati ad un livello sovranazionale, all’interno di strutture più grandi è già in corso, ma gli manca una gamba, perché quello che esiste oggi  è fatto per capitali e per imprese, ma non per i cittadini e per i popoli. Negli ultimi anni migliaia di persone in Belgio sono state espulse perché si sono ritrovate senza lavoro. Appena hanno chiesto un supporto alle istituzioni belghe, in quanto cittadini Ue, si sono visti arrivare il foglio di via. Merci e capitali viaggiano senza problemi, per le persone non è così: ti chiedono di uscire dalla frontiera, ma il vero paradosso è che la frontiera non c’è più.  In questo senso va ripensato  per intero il processo di integrazione europea.

Il 6 ottobre 2016 il Comitato di Coordinamento del FAIM (Forum delle Associazioni Italiane nel Mondo), ha riconfermato l’impegno assunto nel 1° congresso affinché il Governo italiano promuova e realizzi la quarta Conferenza mondiale degli italiani che vivono all’estero, affinché si costruisca, si legge sul sito ufficiale “una piattaforma di rilancio dell’italianità nel mondo superando la separazione nei diritti e nelle aspettative di quanti sono dentro e fuori dell’Italia. Una Conferenza che affronti, organicamente e in modo aperto le molte questioni, vecchie e nuove, irrisolte degli italiani emigrati. Il FAIM, forte delle decisioni assunte in sede congressuale e del mandato conferito dalle 85 associazioni che lo compongono, solleciterà al massimo Governo e Istituzioni statali affinché la Conferenza entri nell’agenda delle cose da fare”.

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