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Expat, come riportare in Italia i talenti

25/05/2015 in News

Expat, dove sono, cosa fanno e che aspettative hanno? Mentre continua l’indagine di ITalents, in collaborazione con la Regione Emilia Romagna, per mappare gli under 40 che vivono e lavorano all’estero (ma anche coloro che sono rientrati), sul tavolo del governo sono finite le proposte emerse a Mettalents, annuale meeting organizzato da iTalents che lo scorso dicembre si è svolto a Perugia. Tali proposte sono infatti state consegnate a Luigi Bobba, Sottosegretario al Ministero del Lavoro e delle politiche sociali, e una delega alle Politiche giovanili. E proprio Bobba è stato intervistato da Linkiesta sull’argomento.

Il sottosegretario parla del Programma Garanzia Giovani “che – sebbene criticato dai media – coinvolge circa 550.000 giovani che si scrivono, vanno nei centri dell’impiego, e cercano in qualche modo di uscire da una condizione di limbo”; della legge Controesodo che sostiene “deve diventare uno strumento ordinario, non una tantum. I processi di andata e ritorno devono essere incoraggiati in modo strutturale e non occasionale”. E ancora di come attrarre i talenti e valorizzare quelli all’estero, raccontando che come Ministero c’è “in programma – sempre attraverso il fondo delle politiche giovanili – la valorizzazione dei talenti insediati all’estero, senza intenzione di tornare, ma che vorrebbero valorizzare le competenze e risorse acquisite nel paese straniero creando imprese, partnership, collaborazioni con l’Italia. La prima cosa da fare in questo senso credo sia la costruzione di un portale che faccia il censimento delle persone o imprese interessate a costruire dall’estero un legame virtuoso e imprenditivo con l’Italia”.

LEGGI QUI L’INTERVISTA COMPLETA

Italents entra a fare parte della rete sharing economy di Milano

04/05/2015 in News

Italents entra a far parte della rete di attori locali interessati a collaborare con il Comune di Milano per promuovere iniziative nell’ambito della sharing economy.

Il ruolo della nostra Associazione sarà quello di Istituzione di Ricerca con competenze legate allo studio e alla diffusione dei dati sulle caratteristiche, le condizioni, le opinioni e le aspettative degli giovani italiani che vivono all’estero.

Leggi anche: Sharing economy, Milano a caccia di idee

Più precisamente, l’attività promossa da Italents potrà:

  • promuovere il talento e valorizzare il capitale umano nell’area di Milano, in Italia e nel mondo;
  • favorire il contatto e la collaborazione tra i talenti (milanesi o formati a Milano), ovunque essi si trovino nel mondo;
  • contribuire con iniziative e proposte concrete a promuovere l’attrattività del territorio milanese e lombardo, nonché di sistema Paese e a promuovere la circolazione dei talenti.

Leggi anche: Sharing economy, condivisione e collaborazione contro la crisi

sharing_economy_2013Oltre ad impegnarci ancora di più per valorizzare le iniziative del Comune stesso sulle materie di nostra competenza, l’inserimento nella rete permetterà a Italents di dare maggiore visibilità alle proprie iniziative, e quindi anche alle vostre storie. Per maggior informazioni: www.milanosmartcity.org

 

Servizio Civile: più di 5.400 posti con Garanzia Giovani

19/11/2014 in News

Garanzia Giovani si apre al Servizio Civile: sono da poco stati pubblicati, infatti, i bandi regionali per partecipare a progetti di tipo socio-assistenziale che hanno come destinatari oltre 5400 giovani. Diversi da quelli che riguardano il servizio civile nazionale, i progetti ne hanno comunque tutte le caratteristiche. Come ricorda la Repubblica degli Stagisti sono previsti i 433 euro di rimborso mensile e riguardano principalmente l’ambito dell’assistenza e, in minor percentuali, il settore protezione civile, l’educazione e la promozione culturale, il patrimonio artistico e l’ambiente.

Servizio CivileDieci le Regioni coinvolte: la Campania sul podio, con 298 progetti approvati per 2mila volontari. Al secondo posto la Sicilia (215 progetti per 1185 giovani) e al terzo la Puglia (122 progetti per 554 giovani). Seguono il Lazio (120 iniziative rivolte a 504 ragazzi), il Piemonte (90), l’Umbria (76), la Basilicata e l’Abruzzo (con 50 e 49 progetti), e il Friuli Venezia Giulia (14).

Possono partecipare, dopo la registrazione a Garanzia Giovani, tutti i cittadini italiani tra i 18 e i 28 anni (inclusi gli stranieri residenti, come stabilito dalle recenti sentenze in materia). Il servizio ha durata 12 mesi, l’orario di svolgimento del servizio è stabilito in relazione alla natura del progetto, e prevede comunque un impegno settimanale dalle 24 alle 36 ore o monte ore annuo non inferiore alle 1.400 ore complessive.

Tutte le informazioni sul sito di Garanzia Giovani 

Jobs Act, cosa fare e come fare: un’analisi punto per punto

20/10/2014 in News

Il punto per punto sul Jobs Act lo fa la giornalista Eleonora Voltolina sul giornale da lei fondato “La Repubblica degli Stagisti”. Approvato con voto di fiducia nei giorni scorsi il Jobs Act è la riforma del lavoro messa in campo dal Governo Renzi . Il Jobs Act, specifica Voltolina  “è una legge delega: un testo cioè in cui il Parlamento autorizza («delega», appunto) il governo a legiferare su un certo tema, fornendo ovviamente una traccia e un confine a cui il governo dovrà attenersi”. Jobs ActPer l’approvazione finale quindi sono necessarie tre fasi. Le prime due sono l’approvazione al Senato (avvenuta) e quella alla Camera (in fieri), che però potrebbe prolungarsi perché, nel caso si cambiasse anche solo una parte del testo approvato dal Senato, tutto sarebbe da rifare.  Una volta ottenuta l’approvazione definitiva dal Parlamento, il Ministero del Lavoro dovrà scrivere attuativi del Jobs Act entro un massimo di 6 mesi. Il Jobs Act è composto da un solo articolo, intitolato «Deleghe al Governo in materia di riforma degli ammortizzatori sociali, dei servizi per il lavoro e delle politiche attive, nonchè in materia di riordino della disciplina dei rapporti di lavoro e dell’attività ispettiva e di tutela e conciliazione delle esigenze di cura, di vita e di lavoro». Il cuore di tale riforma, specifica Voltolina, “si compone di 8 commi: sostanzialmente per ciascuno dei 4 macrotemi vi è un comma che dice “faremo questo” e il comma successivo che specifica “come lo faremo”, che passa poi ad analizzarli punto per punto dando una sua visione d’insieme. Per approfondire vi rimandiamo al testo originale “Il Jobs Act punto per punto”.

La circolazione inceppata dei talenti italiani che emigrano

08/10/2014 in News

Hanno raggiunto quota di quasi 95mila gli italiani emigrati lo scorso anno all’estero. Sull’onda della crisi economica, si infarciscono le schiere di coloro che vogliono sfuggire alla disoccupazione imperante e cercare una via d’uscita oltre confine.  Lo conferma il IX Rapporto Italiani nel Mondo 2014 della Fondazione Migrantes, presentato ieri a Roma. Per la precisione si sono trasferiti all’estero, nel 2013, 94.126 italiani ( nel 2012 sono stati 78.941). Sono per la maggior parte uomini (56,3%), non sposati nel 60% dei casi e coniugati nel 34,3%. L’età è quella che va dai 18 ai 34 anni (36,2%), ma come riporta il capitolo del Rapporto a cura del presidente di ITalents Alessandro Rosina, aumentano anche quelli sulla soglia dei 40.

italiani all'esteroLe mete preferenziali, in base ai dati dell’Aire (Anagrafe degli Italiani Residenti all’Estero) sono il Regno Unito, con 12.933 nuovi iscritti, la Germania (11.731, +11,5%), la Svizzera (10.300, +15,7%) e la Francia (8.402, +19,0%). La “terra abbandonata” dalle maggiori partenze risulta la Lombardia (16.418 emigrati), seguita dal Veneto (8.743) e dal Lazio (8.211).

E se il sottosegretario agli Esteri, Mario Giro, ha sottolineato come “Quella degli italiani che si trasferiscono all’estero non è una fuga come chi scappa da guerre e persecuzioni religiose, percorre deserti e mare e arriva a Lampedusa, ma è una scelta”, il problema più imponente rimane la mancanza del “controesodo”. “La mobilità dei talenti è naturale e positiva – scrive Alessandro Rosina, nel suo capitolo del rapporto  titolato “La circolazione inceppata dei giovani talenti italiani” – Il problema dell’Italia non sono quindi, di per sé, i tanti di valore che se ne vanno, ma i pochi che fanno il percorso inverso. Se alla forza di uscita ne corrispondesse una almeno altrettanto intensa in entrata, a beneficiarne sarebbe, a livello macro, il sistema paese, che incrementerebbe la dotazione di intelligenze ed energie che lo rendono aperto al mondo e competitivo, e a livello micro, i giovani stessi che amplierebbero le opzioni possibili coniugando la scelta di andare con l’opportunità di tornare con successo“.rapporto italiani nel mondo

Secondo Rosina l’italiano che emigra trova limitanti in Italia “la carenza di politiche di investimento su sviluppo e innovazione, oltre alle resistenze culturali verso logiche più meritocratiche e nei confronti dell’apertura al rischio”. E queste problematiche erano già state evidenziate da  varie indagini esplorative, come quella condotta dall’associazione Italents assieme al Comune di Milano nel 2011 e con l’Agenzia Campania Innovazione nel 2013. “I risultati ottenuti – spiega Rosina – suggeriscono come a far la differenza non sia tanto la remunerazione, mediamente del 50% più alta oltre confine, ma ancor più la maggior meritocrazia, le carriere più trasparenti, le maggiori risorse e i migliori di strumenti per svolgere bene il proprio lavoro. Se poi guardiamo agli aspetti che frenano il ritorno, oltre alle carriere lente nel lavoro dipendente e agli scarsi incentivi nel fare impresa, vengono citati come penalizzanti l’eccesso di burocrazia e i limiti di copertura ed efficienza del welfare. Ma ancor di più contano i freni culturali (poca apertura al rischio e all’innovazione) e il poco sostegno all’intraprendenza dei giovani.

E sulla possibilità di tornare? I più “riattraibili” – come li definisce Rosina – sono gli under 30 che “nella maggioranza dei casi sono disponibili a prendere in considerazione la possibilità di tornare e in un caso su tre pesano di farlo nel breve periodo“. Possibilità che scema man mano che l’età avanza sia perché “al crescere della permanenza all’estero aumenta anche il radicamento lavorativo e familiare, rendendo più costoso e complicato, non solo economicamente, il re-innesto nel contesto di origine“, sia perché oggi l’atteggiamento generazionale è quello “dei Millennials molto più propensi a non considerare definitive le scelte e a costruire una identità di multiappartenenza“.

Rosina sottolinea quindi la necessità di riattivare la circolazione dei talenti, “per rimettere in gioco nel sistema Italia i giovani espatriati non è solo quella fisica, ma anche di idee e competenze, ovunque ci si trovi. A questo proposito, sempre secondo l’indagine condotta da ITalents, ben l’86% degli intervistati dichiara di essere disponibile a collaborare, fornendo la propria esperienza e le proprie competenze, a disegni di legge e, in generale, ad iniziative per contribuire al miglioramento del proprio luogo di origine. Del resto, in un mondo sempre più globale e interconnesso è possibile partecipare al cambiamento culturale e ai processi di crescita del proprio paese anche vivendo fuori confine“. Quello a cui si deve aspirare, conclude Rosina, è “Un’Italia “diffusa”, insomma, che aspetta di essere costruita mettendo stabilmente e strutturalmente assieme quanto di meglio gli italiani sanno essere e fare in tutto il mondo”.

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