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da Alessia

La migrazione non riguarda solo i Talenti

07/11/2016 in News

E’ sotto gli occhi di tutti: l’Italia, ormai da qualche anno sta vivendo una nuova ondata migratoria. In base all’ultimo rapporto Italiani nel Mondo della Fondazione Migrantes, al primo gennaio 2016 sono più di 4,8 milioni (4.811.163) gli italiani che vivono all’estero, con una crescita del 3,7% rispetto l’anno precedente (+174.516 unità). Nel 2015 il numero degli espatriati aveva superato quota 107mila, con una percentuale di giovani superiore al 36 per cento. Un numero già ingente, al quale vanno sommati tutti coloro che non sono registrati all’AIRE (Anagrafe Italiana Residenti Estero) e che quindi vanno ad ingrossare le file di questa nuova migrazione. Le cifre sono molto simili a quelle degli anni Sessanta, ma le motivazioni alla base sembrano essere simili solo in parte.

“Prima chi partiva trovava quasi subito un lavoro nel nuovo paese di arrivo. O spesso partiva già con un contratto, seguendo magari dei parenti o la propria comunità del Paese in cui risiedevano. Non mancava, soprattutto negli anni Cinquanta, chi partiva perché era un licenziato politico in Italia. Oggi, nonostante la vulgata dei “cervelli in fuga”,  quelli che partono per volontà sono solo una parte, mentre il resto se ne va perché non vede un futuro possibile in Italia: e sono proprio questi ultimi la casistica da tenere più in considerazione e della quali pochi parlano. Come detto, i media si concentrano molto sui cosiddetti “cervelli in fuga”, mentre i nuovi emigrati spesso arrivano nel nuovo Paese senza conoscerne lingua, servizi, abitudini e faticano a muoversi nelle maglie istituzionali del nuovo Paese”. A fotografare il fenomeno è Pietro Lunetto, membro della Comune del Belgio, progetto finalizzato all’integrazione dei migranti italiani a Bruxelles e dintorni, e nel consiglio direttivo del Faim, Forum delle Associazioni Italiane nel Mondo, rappresentanza sociale delle associazioni degli italiani all’estero.

Pietro LunettoLunetto, perché l’idea di creare un Forum di questo tipo?

Fin dall’inizio della storia delle migrazioni degli italiani i nostri concittadini hanno provato ad organizzarsi a livello associativo e politico. Da questa attitudine sono nate le grandi federazioni  storiche dell’associazionismo degli italiani all’estero. Penso alle  Acli, la Filef, l’Istituto Fernando Santi, giusto per citarne alcune,  che hanno tutte una presenza a livello mondiale. La nuova emigrazione però sembra avere caratteristiche diverse dall’emigrazione precedente. Per cui, c’è stata una riflessione all’interno del mondo delle organizzazioni, che ha portato alla consapevolezza di dover aprire i propri confini, ampliando la platea alle nuove associazioni che si occupano degli italiani all’estero che stanno nascendo e ai nuovi modi di associarsi della nostra emigrazione.

Qual è il vostro obiettivo?

Principalmente colmare un vuoto, dovuto a un forte smantellamento delle politiche per gli italiani all’estero da parte delle istituzioni italiane. I nuovi emigrati hanno esigenze e necessità in parte diverse dall’emigrazione meno recente a cui bisogna fare fronte. E devo dire che il nuovo CGIE – Consiglio Generale degli Italiani all’Estero – sta lavorando molto per riattivare lo strumento istituzionale e per fare in modo che ci si occupi di più, e meglio, delle problematiche di tutti gli italiani all’estero, vecchi e nuovi. Il nostro obiettivo è venire incontro pian piano a questi bisogni, ri-tessendo e irrobustendo una rete associativa che cerchi di supportare il percorso migratorio di chi va all’estero e il suo percorso di integrazione nel nuovo Paese. Spesso ad emigrare sono over 45 che partono per ragioni economiche, magari con figli e famiglie al seguito e si trovano ad affrontare situazioni davvero complesse che necessitano di supporto.  Inoltre ci occuperemo anche del mondo dell’immigrazione in Italia: in fondo sono due facce della stessa medaglia Crediamo che la nostra esperienza possa essere utile nei ragionamenti legati alla gestione dei flussi migratori interni.

Come è organizzato il FAIM?

Abbiamo un coordinamento, un consiglio direttivo e gruppi di lavoro specifici che si occupano di varie tematiche. Dall’organizzazione per fare in modo che nascano i Forum nei diversi paesi al gruppo comunicazione, a quelle incaricato di come potere reperire le risorse economiche da utilizzare per il funzionamento del FAIM, a quelli studi e ricerche, rapporti con le istituzioni, internazionalizzazione delle eccellenze italiane,  e uno specifico sulla  nuova emigrazione, integrazione e inclusione degli immigrati

Dal punto di vista istituzionale con chi collaborate?

Il forum lavorerà di concerto con le istituzioni italiane, dal Ministero degli Affari Esteri alle Consulte regionali dell’emigrazione, e con tutti quelli che si renderanno necessari per raggiungere i nostri scopi associativi e , almeno nelle intenzioni, anche con le istituzioni dei nuovi paesi di accoglienza.

Attualmente sembra che le neonate Associazioni che si occupano degli italiani all’estero siano un po’ frammentate, è così?

Una parte della nuova migrazione si organizza da sé e spesso in modi meno tradizionali: spesso queste realtà sono gestite da volontari e faticano a fare rete, non per mancanza di volontà ma perché occuparsi di una associazione richiede tempo ed energie. Oppure si organizzano in strutture informali come i gruppi facebook. L’auspicio è, con il tempo, di riuscire a dare un supporto a tutte le realtà che lo vorranno.

Dal tuo punto di vista personale, quali sono i nodi principali da sciogliere affinché una migrazione non derivi da scelte forzate?

Mancano posti di lavoro e un sistema di sicurezza sociale solido che consenta alle persone di essere tranquille, senza l’ansia della fine di un contratto e del non arrivare a fine mese. Va creata occupazione, ma occupazione di qualità e vanno creati programmi di accompagnamento per inserire o re-inserire le persone, espulse dal ciclo produttivo, nel mercato del lavoro.

E credi sia fattibile? C’è molto pessimismo…

Il futuro non è scritto: sta a noi cambiarlo facendo rete e creando unità d’intenti. Io mi sento di essere positivo. L’integrazione degli stati ad un livello sovranazionale, all’interno di strutture più grandi è già in corso, ma gli manca una gamba, perché quello che esiste oggi  è fatto per capitali e per imprese, ma non per i cittadini e per i popoli. Negli ultimi anni migliaia di persone in Belgio sono state espulse perché si sono ritrovate senza lavoro. Appena hanno chiesto un supporto alle istituzioni belghe, in quanto cittadini Ue, si sono visti arrivare il foglio di via. Merci e capitali viaggiano senza problemi, per le persone non è così: ti chiedono di uscire dalla frontiera, ma il vero paradosso è che la frontiera non c’è più.  In questo senso va ripensato  per intero il processo di integrazione europea.

Il 6 ottobre 2016 il Comitato di Coordinamento del FAIM (Forum delle Associazioni Italiane nel Mondo), ha riconfermato l’impegno assunto nel 1° congresso affinché il Governo italiano promuova e realizzi la quarta Conferenza mondiale degli italiani che vivono all’estero, affinché si costruisca, si legge sul sito ufficiale “una piattaforma di rilancio dell’italianità nel mondo superando la separazione nei diritti e nelle aspettative di quanti sono dentro e fuori dell’Italia. Una Conferenza che affronti, organicamente e in modo aperto le molte questioni, vecchie e nuove, irrisolte degli italiani emigrati. Il FAIM, forte delle decisioni assunte in sede congressuale e del mandato conferito dalle 85 associazioni che lo compongono, solleciterà al massimo Governo e Istituzioni statali affinché la Conferenza entri nell’agenda delle cose da fare”.

Expat, continua l’indagine di Italents

11/06/2015 in News

Continua l’indagine dell’Associazione ITalents (http://www.italents.org/) insieme a Regione Emilia Romagna e alla Consulta regionale per l’emigrazione, su gli “Expat”, sia per fornirne un ritratto basato su dati oggettivi, sia per sondare la loro opinione su politiche di miglioramento della mobilità in uscita e in entrata.

Come ben noto dalle cronache e dai dati diffusi dagli enti preposti, da alcuni anni, in Italia, i flussi di immigrazione e emigrazione sono mutati. Se da un lato, infatti, si registra un numero decrescente di immigrati – anche a causa della crisi economica che ha investito il nostro Paese – dall’altro il numero dei connazionali che si recano all’estero per studio o per lavoro è in aumento.

L’indagine promossa diventa quindi fondamentale per conoscere le caratteristiche della nuova mobilità internazionale delle nuove generazioni e permetterà di andar oltre stereotipi e luoghi comuni – l’espressione “fuga di cervelli” ne è un esempio calzante – che nel tempo sono stati alimentati dalla carenza e dalla imprecisione dei dati, compresi quelli troppo limitati dell’AIRE.

La ricerca non punta solo a dipingere il fenomeno a livello quantitativo, ma anche e soprattutto a livello qualitativo. “Ci interessa – racconta Alessandro Rosina, Presidente di ITalents – capire dai diretti interessati i motivi della scelta di andare altrove, perché proprio grazie alle motivazioni è possibile formulare proposte e progetti di politiche attrattive per far tornare l’Italia un paese competitivo”. “Lo scopo – continua Rosina – è proprio quello di superare la retorica della “fuga” e di documentare le difficoltà di valorizzazione e di promozione di una effettiva circolazione dei talenti, intesi nella loro accezione più ampia“.

Il metodo scelto per promuovere l’indagine è la diffusione e la promozione di due questionari (anonimi): il primo è dedicato a coloro che hanno concluso, anche momentaneamente, la propria esperienza all’estero, mentre l’altro è per coloro che ancora vivono e svolgono la loro professione oltre confine.

I dati raccolti e le opinioni espresse verranno utilizzati per avviare una riflessione sulle azioni che si dovranno mettere in campo per favorire il rientro dei talenti emigrati, ma anche per capire come la rete delle associazioni degli italiani nel mondo, oltre alle istituzioni, potranno aiutare o sostenere i nuovi emigrati nella loro esperienza fuori dall’Italia e a far sentire la loro voce.

Questo il link diretto al questionario dedicato agli “Expat”, molto intuitivo e veloce da compilare.

E questo il link al questionario gemello rivolto invece ai “rimpatriati”, coloro che dopo un’esperienza all’estero – magari anche sulla spinta degli sgravi fiscali previsti dalla legge Controesodo – hanno deciso di rientrare in Italia:

Quanto più numerosi saranno i rispondenti, tanto più ricco potrà essere il quadro che si riuscirà a tracciare dell’Italia senza confini e che verrà poi messo a disposizione di tutti e discusso in un evento aperto al pubblico.

Expat, come riportare in Italia i talenti

25/05/2015 in News

Expat, dove sono, cosa fanno e che aspettative hanno? Mentre continua l’indagine di ITalents, in collaborazione con la Regione Emilia Romagna, per mappare gli under 40 che vivono e lavorano all’estero (ma anche coloro che sono rientrati), sul tavolo del governo sono finite le proposte emerse a Mettalents, annuale meeting organizzato da iTalents che lo scorso dicembre si è svolto a Perugia. Tali proposte sono infatti state consegnate a Luigi Bobba, Sottosegretario al Ministero del Lavoro e delle politiche sociali, e una delega alle Politiche giovanili. E proprio Bobba è stato intervistato da Linkiesta sull’argomento.

Il sottosegretario parla del Programma Garanzia Giovani “che – sebbene criticato dai media – coinvolge circa 550.000 giovani che si scrivono, vanno nei centri dell’impiego, e cercano in qualche modo di uscire da una condizione di limbo”; della legge Controesodo che sostiene “deve diventare uno strumento ordinario, non una tantum. I processi di andata e ritorno devono essere incoraggiati in modo strutturale e non occasionale”. E ancora di come attrarre i talenti e valorizzare quelli all’estero, raccontando che come Ministero c’è “in programma – sempre attraverso il fondo delle politiche giovanili – la valorizzazione dei talenti insediati all’estero, senza intenzione di tornare, ma che vorrebbero valorizzare le competenze e risorse acquisite nel paese straniero creando imprese, partnership, collaborazioni con l’Italia. La prima cosa da fare in questo senso credo sia la costruzione di un portale che faccia il censimento delle persone o imprese interessate a costruire dall’estero un legame virtuoso e imprenditivo con l’Italia”.

LEGGI QUI L’INTERVISTA COMPLETA

Rapporto Istat, mobilità intellettuale in crescita

20/05/2015 in News

Mobilità intellettuale: per la prima volta l’Istat dà un nuovo nome alla cosiddetta fuga di cervelli. Un fenomeno, raddoppiato nell’ultimo anno, che ha messo sotto esame nel rapporto annuale 2015 sulla situazione del Paese. L’Istituto ha evidenziato come siano aumentati i talenti che emigrano. “Tremila dottori di ricerca del 2008 e 2010 (il 12,9%) vivono abitualmente all’estero”, scrive l’Istituto di statistica, sottolineando che “la mobilità verso l’estero è superiore di quasi sei punti a quella della precedente indagine“. Tra le professionalità che emigrano maggiormente fisici, matematici e informatici.

Sempre all’interno del rapporto si fotografa anche la preoccupante situazione del lavoro under 35: il tasso di occupazione di questa fascia è infatti sceso complessivamente di 11,3 punti percentuali al 39,1%.

Nel complesso, però, la situazione mostra spiragli: se infatti il 2014 è ancora nero, nei primi mesi del 2015 si nota una lieve ripresa del mercato del lavoro, con l’occupazione che è tornata a crescere di 88mila unità (+0,4%),

Expat, su Linkiesta uno spazio dedicato in collaborazione con ITalents

15/04/2015 in News

Nasce – con la fondamentale collaborazione di Italents – un intero canale de Linkiesta dedicato ai giovani expat italiani. “Perché con le loro storie possano servire da stimolo per aiutare chi in Italia non trova sbocchi che il mondo è grande e le opportunità infinite. Perché possano scambiarsi opinioni, idee, esperienze, moltiplicando il loro bagaglio di conoscenza e il loro potenziale creativo” – scrivono Alessandro Rosina (Presidente di Italents) e Francesco Cancellato (Direttore de Linkiesta).

“Soprattutto, però, perché possono essere un fondamentale strumento per far sì che anche l’Italia possa diventare una terra dei sogni che si realizzano. D’accordo: noi abbiamo il buon cibo, il sole, il mare, la creatività, l’arte e la cultura. Uno a zero. Ma sono le loro esperienze, le loro storie, i loro «Wow!» di fronte al fermento culturale di Berlino, ai servizi di Copenhagen, all’efficienza di Londra, alla vita di Madrid i mattoni che ci mancano. Sono quell’Italia diffusa di cui il resto dell’Italia ha bisogno per riprogettare se stessa”.

“Se questo canale, questa piccola piazza virtuale, riuscirà nel suo piccolo a diventare un luogo di incontro, di riconoscimento e di rappresentazione di queste aspirazioni e di questa ricostruzione, ne saremo davvero felici”, concludono gli autori.

Leggi l’articolo completo su Linkiesta

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