Stai visitando l'archivio per ricambio generazionale Archives - ITalents.

Giovani che non studiano e non lavorano: una generazione perduta?

19/10/2015 in News

neet-giovani-che-non-studiano-e-non-lavorano-314674Nel 2014 l’Italia ha raggiunto il record europeo di NEET, giovani che non studiano e non lavorano. Siamo diventati la fabbrica principale nel mondo sviluppato di inattività giovanile, i più bravi a trasformare il potenziale dei giovani in un costo sociale. Come è successo? Come vivono i giovani tali situazione? E qual è la soluzione? Queste le domande a cui Alessandro Rosina, professore ordinario di Demografia e Statistica sociale dell’Università Cattolica di Milano e presidente dell’Associazione «ITalents» e autore di “Giovani che non studiano e non lavorano. Come riattivare i Neet e far ripartire l’Italia” (Vita e Pensiero).tenta di dare una risposta attraverso un testo-inchiesta che mette assieme indicatori ufficiali aggiornati, dati di indagini specifiche, storie di vita, all’interno di un solido quadro che deriva dalle analisi e ricerche scientifiche condotte da vari anni. Ne viene fuori un pamphlet che nella responsabilità di questo record negativo chiama in causa tutti: il sistema produttivo, la politica, ma anche gli stessi giovani e le loro famiglie.

Eppure il ruolo delle nuove generazioni è quello di essere produttori di crescita economica e benessere sociale per il Paese. L’autore ne discute in un dibattito con Carlo Dell’Aringa, già sottosegretario di Stato al Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, e Jhonny Dotti, Presidente di Welfare Italia e della Fondazione Solidarete dedita allo sviluppo dell’impresa nel sud del mondo.

L’evento è promosso insieme all’Istituto Giuseppe Toniolo di Studi Superiori che dal 2012 ha avviato un’indagine sul mondo giovanile: alcuni degli approfondimenti sono raccolti nella collana “Quaderni del Rapporto Giovani” (Vita e Pensiero) i cui volumi sono scaricabili gratuitamente. L’incontro si terrà presso la libreria Vita e Pensiero, Largo Gemelli 1.

 

Giovani e pensioni: un’incognita. Balduzzi su Linkiesta

23/04/2015 in News

La vera bomba sul tema pensioni è che non si hanno certezze su quelle future: ci saranno? a quanto ammonteranno?

In un articolo pubblicato su Linkiesta il 19 aprile, a cura di Dario Ronzoni, dal titolo ““Le pensioni sono al sicuro, ma non i giovani” Paolo Balduzzi, segretario di ITalents e ricercatore in Scienza delle Finanze dell’Istituto di Economia e Finanza della Cattolica di Milano, cerca di spiegarlo.

«Dal primo maggio l’Inps rende disponibile un simulatore, ma le incognite sono molte». Prima di tutto, il tasso di sostituzione dello stipendio, cioè l’ammontare della pensione rispetto a quanto si guadagna: «prima era molto alto, poteva superare l’80%. Con il contributivo è più difficile dirlo, perché dipende da quanti anni si lavora e dall’età in cui si andrà in pensione», con in più il calcolo degli stabilizzatori automatici della spesa previdenziale: l’entità della pensione dipenderà dal rapporto tra l’età del pensionamento e la speranza di vita, con un adeguamento ogni tre anni e poi ogni due.

«La speranza di vita aumenta di qualche mese ogni anno. Un bambino che nasce oggi», spiega Balduzzi, «ha una speranza di vita di 82 anni». E, va detto, molti anni in più di lavoro. «Ma è normale: si vive più a lungo, e in migliori condizioni di salute. I sessantenni di oggi sono i cinquantenni della generazione precedente. Sono forza attiva, ancora valida, che sarebbe uno spreco mettere a riposo».

Leggi tutto l’articolo su Linkiesta

Bersani vs Renzi

02/11/2011 in News

cavallo scalciaIl segretario del Partito democratico Pierluigi Bersani, a Napoli per il convegno «Finalmente sud», avventurandosi in un botta-e-risposta a distanza con Matteo Renzi a proposito delle istanze generazionali e del ricambio ai vertici del Pd sabato scorso ha detto «È chiaro che tocca ai giovani, a chi deve toccare? Ma bisogna mettersi a disposizione, non si può pensare che un giovane per andare avanti deve scalciare, insultare».
Scalciare? Le parole, diceva Nanni Moretti, sono importanti. Usare verbi come questo, al pari di termini come «ragazzotti», non può che far trasparire superbia e boria e sopratutto scarso rispetto nei confronti degli avversari – e alleati – più giovani.
Un atteggiamento che, se in un certo senso prevedibile da Berlusconi (che già in passato aveva suggerito ad una ragazza, come antidoto alla precarietà, la soluzione di cercarsi un fidanzato ricco come suo figlio Piersilvio), sorprende da Bersani, tradizionalmente più attento a questi temi.
Continua a leggere questo articolo →

Vai alla barra degli strumenti