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Ricerca, uno su quattro lavora gratis

16/02/2015 in News

Un ricercatore italiano su quattro lavora gratis: a fotografare questa situazione un’indagine realizzata dalla Fondazione Giorgio Pardi e da AstraRicerche, presentata dalla repubblica degli Stagisti. Oltre alla mancanza di motivazione e valorizzazione, oltre alla scarsa meritocrazia, si aggiunge a il mancato aspetto economico, cosa non da poco per un giovane che vuole affacciarsi al mercato del lavoro.

«I ricercatori universitari hanno un’età media di 45 anni e nell’area medica in Italia ce ne sono poco meno di tremila» dice alla Repubblica degli Stagisti Domenico Montemurro, responsabile del settore giovani del sindacato dei dirigenti medici Anaao Assomed.

Lo studio, che ha preso in esame un campione di poco più di 550 di questi ricercatori, mostra come l’Italia sia davvero indietro rispetto ad altri Paesi ed è anche per questa ragione che, per tre su cinque, decidere di fare un’esperienza all’estero è stata quasi d’obbligo.  Per alcuni è stata scelta propedeutica ad un eventuale ritorno in Italia, mentre la metà ha deciso di andare all’estero alla ricerca di migliori opportunità.

Altro aspetto che emerge dall’indagine è che i ricercatori sono in maggioranza donne. Secondo Frassà, il lato negativo della cosa è che “la ricerca non è vista come appetibile dal potenziale “padre di famiglia”: con mille euro al mese e contratti precari non è possibile mettere su famiglia, né pagare un affitto o tantomeno un mutuo”.

E i fondi pubblici? Sempre in base allo studio un terzo del campione non ha mai ricevuto finanziamenti per fare ricerca in Italia e degli altri solo poco più di uno su venti ha potuto usufruire dei fondi per il rientro in patria dei ricercatori operanti all’estero.

Per approfondire vedi l’articolo completo su La Repubblica degli Stagisti

Professionisti in fuga, i medici scappano dall’Italia

07/11/2014 in News

Sono soprattutto i medici a “scappare” dall’Italia. Lo racconta il sito EUNews riportato dal Blog di Sergio Nava “Fuga dei Talenti”. Secondo agli ultimi dati della Commissione Europea, infatti, è la Gran Bretagna che attira i professionisti italiani, in particolar modo quelli col camice bianco. Secondo Bruxelles, nell’ultimo decennio su 100 medici europei emigranti, ben 52 erano italiani. E questo significa che tra 10 anni l’Italia perderà oltre 30mila chirurghi.

mediciMa sono anche altre le categorie che abbandonano la penisola: si tratta di infermieri, insegnanti, ingegneri industriali. “Ciò che più preoccupa maggiormente è -come sempre- il saldo netto, tra professionisti che emigrano e professionisti in arrivo: negativo, per l’Italia – commenta Nava sul suo blog -. Mentre in Germania, UK, Belgio, Repubblica Ceca, Finlandia e Svezia il saldo è positivo“.

E come dare torto a chi emigra visto che, ricorda Nava, “uno specializzando italiano guadagna la metà di un collega inglese. Oppure, se sceglie gli Stati Uniti, troverà una strada più rapida e più efficace, per formarsi, con una media di duemila interventi operatori nel corso del settennato di apprendimento“.

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